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Le 12 porte di (Bo)




Porta Castiglione potrebbe esse denominata la "Porta dei canali" perché accanto ad essa entrava in città il canale di Savena che con le sue diramazioni forniva l'energia idraulica e la relativa forza motrice a decine e decine di opifici in cui sia lavorava la lana e la seta. Fu costruita nel XIII secolo e ristrutturata più volte nel corso del XIV, in particolare tra il 1378 e 1379 e il 1403 A portarla all'aspetto attuale concorse anche un restauro promosso dal Comune nel 1850.
Porta Castiglione non fu citata nella Descriptio del cardinale Anglico del 1371, probabilmente perché momentaneamente inattiva.


Porta Santo Stefano, la "porta per la Toscana", fu costruita nel XIII secolo e più volte ristrutturata e restaurata nei due secoli successivi. Ulteriormente munita nel corso del Quattrocento, fu gravemente danneggiata da colpi di artiglieria durante un assedio nel 1512, con la distruzione della torre originaria. L'anno successivo fu di nuovo munita di cassero. Nel 1843 gli edifici precedenti furono completamente demoliti e si edificò un nuovo passaggio monumentale chiamato "barriera gregoriana" costituita dai due edifici ancora esistenti.
Con la sistemazione della strada della Futa Porta Santo Stefano vide transitare la gran parte del traffico e degli scambi con Firenze.


Porta Maggiore potrebbe essere denominata la "Porta d'onore" della città. Infatti non solo presidia la continuazione della via Emilia oltre il suo tratto urbano verso la Romagna, ma sotto la sua volta sono transitati sovrani, papi, condottieri. Edificata nella seconda metà del Duecento e subito munita di un cassero, fu ristrutturata più volte nel corso del Tre e Quattrocento. Ancora più incisivo fu l'intervento voluto da Giulio II, che all'inizio del Cinquecento vi fece costruire una rocchetta che inglobò il vecchio cassero e fece spostare verso nord il nuovo varco. Di conseguenza per rimettere in asse gli sbocchi delle strade che vi confluivano fu necessario praticare una nuova apertura nelle mura.
Nei decenni successivi si procedette al riallineamento complessivo e alla costruzione di un nuovo lungo ponte che scavalcava il fossato. Dai primi decenni del XVII secolo dal suo lato esterno si dipartì il portico che conduceva a Santa Maria degli Alemanni. Nel 1770 si procedette alla riedificazione della porta su progetto dell'architetto Gian Giacomo Dotti. Nel 1903 si decretò la distruzione della porta, ma a demolizione iniziata e dopo un lungo e vivace dibattito nel 1909 prevalse l'opinione di chi volle conservare e restaurare i ruderi rimasti che erano parte della più antica costruzione; i relativi lavori furono affidati al Comitato per Bologna storico artistica sotto la direzione di Alfonso Rubbiani.


Nonostante il suo aspetto dimesso e le sue attuali dimensioni ridotte, la Porta di San Vitale, la "porta per Ravenna", ebbe fin dalle origini la rilevanza che le derivava dall'essere posta a presidio di uno degli assi viari fondamentali e più antichi che si diramano a oriente di Bologna, quello verso l'antica capitale imperiale e la metropoli da cui Bologna dipese dal punto di vista ecclesiastico per tanti secoli. Venne eretta nel 1286 con gli annessi alloggi per il capitano le guardie e con un possente torrione che venne demolito all'inizio del XVI secolo. Dopo ripetute ristrutturazioni effettuate nel XIV secolo, tra cui la costruzione di un ponte levatoio nel 1354, la porta fu disattivata per motivi di sicurezza in due occasioni: nel 1447 e nel 1512. Alla fine del Settecento il ponte levatoio fu demolito. Un ulteriore ridimensionamento si ebbe nel 1950-52 con la rimozione del rivellino e dell'avancorpo esterno. Da oltre tre secoli Porta San Vitale è caratterizzata dalla vicinanza del complesso del Sant'Orsola.


Porta San Donato venne costruita nel XIII secolo a presidio della strada per le valli d'Argenta e per Ferrara e fu affiancata dagli alloggi per le guardia che la presidiavano. Nel 1354 fu munita di un ponte levatoio. Per motivi di sicurezza fu chiusa e murata nel 1428, ma poi fu ristrutturata e riaperta nei decenni successivi. Da ricordare che sullo stesso lato orientale non distante verso sud era stata aperta in origine una porta detta di San Giacomo, poi tamponata nel Trecento per soliti motivi di sicurezza. Dato che il suo ingombro costituisce un intralcio al deflusso dei veicoli nell'incrocio tra i viali circonvallazione e la via di San Donato, in più occasioni se ne è richiesta una demolizione almeno parziale; soprattutto tra il 1952 e il 1959, quando la lunga controversia si risolse con l'abbattimento di poco più di un metro di mura.


Porta della Mascarella è di quelle che più conserva aspetti originari. Fu edificata nel XIII secolo, ma poi fu mantenuta attiva con una certa intermittenza. Nel 1354 fu fornita di un ponte levatoio, ma di lì a poco venne chiusa per motivi di sicurezza, dato che per la sua collocazione era e fu anche in seguito considerata rischiosa e bisognosa di essere ripetutamente munita. Nel 1381 furono gli abitanti della sua stessa contrada che ottennero di riaprirla fortificandola a proprie spese, ma poi nella prima metà del XV secolo fu chiusa a più riprese. Nel 1511 fu demolito il torrazzo che la sovrastava, troppo esposto ai colpi delle artiglierie. Sul lato orientale dell'avancorpo esterno era appoggiata la casupola dei gabellieri. Nei secoli successivi subì diversi rimaneggiamenti compresa la rimozione all'inizio del XX secolo di tale casupola.


Porta Galliera potrebbe essere chiamata la "Porta della rocca ostile" data la vicinanza della fortificazione che il cardinale/signore Bertrando del Poggetto fece innalzare appena ad oriente tra il 1330 e 1333, e che nel giro di poco meno di due secoli subì ripetute distruzioni e riedificazioni (tra il 1330 al 1511 fu edificata e distrutta per ben cinque volte). In realtà ebbe fin dalle origini l'importante funzione di raccordare vie di terra e d'acqua verso la pianura e verso Ferrara. Edificata nel XIII secolo con un cassero, fu restaurata più volte nei due secoli successivi e nel 1598 in occasione della visita di papa Clemente VIII. Venne ricostruita nelle forme attuali tra il 1660 il 1663. Tra le vicende che la videro protagonista si ricorda il transito nel gennaio del 1494 del convoglio di imbarcazioni provenienti dal porto fluviale di Corticella. Tale convoglio comprendeva un bucintoro con a bordo Giovanni II Bentivoglio e il selezionato seguito dei suoi ospiti illustri e inaugurò il canale e il nuovo porto all'interno di Porta Galliera tra le acclamazioni delle autorità e del popolo.


Porta delle Lame potrebbe essere denominata la "Porta delle acque" e non solo per la vicinanza del porto e dell'annessa salara, ma anche perché la strada che ne usciva conduceva ai tanti specchi d'acqua che coprivano la bassa pianura (lama in latino significa stagno, palude). Era stata costruita nel XIII secolo con un cassero coperto; nel 1334 fu dotata di due ponti levatoi: uno per i carri e uno per i pedoni. Fu chiusa a più riprese a causa della sua difficile presidiabilità. Tra il 1674 e il 1677 fu radicalmente ristrutturata con la demolizione del cassero medievale e l'innalzamento dell'edificio attuale di stile barocco. Tra le vicende che la videro protagonista, uno recente, cioè la battaglia del novembre del 1944 che dopo fasi alterne vide i partigiani prevalere su un contingente di truppe nazifasciste.


Porta San Felice, per le vicende che la videro protagonista nei primi secoli della sua esistenza potrebbe essere chiamata la "Porta della guerra" perché di lì transitavano gli eserciti in marcia verso l'occidente ostile; da lì si marciava verso Modena, primo avamposto di quella persistente coalizione nemica dei ghibellini; da lì fu fatto entrare il prigioniero regale Re Enzo, figlio di Federico II; lì si fermarono minacciosi i soldati modenesi dopo la tremenda sconfitta di Zappolino; e numerose altre volte fino all'inizio del XVI secolo di lì si scorsero eserciti ostili pronti a dar battaglia. Fu eretta nel XIII secolo e dotata nel 1334 di una rocca e di un ponte levatoio. Ristrutturata tra il 1506 e il 1508 con una nuova copertura del cassero e l'edificazione di un avancorpo a protezione del ponte levatoio, fu ampiamente restaurata nel 1805 in occasione di una visita di Napoleone e successivamente nel 1840 quando sulle mura ai suoi lati furono aggiunti i merli a coda di rondine. La sua rilevanza era indotta dalla collocazione sull'asse stradale della via Emilia; pertanto ospitava negli edifici annessi il corpo di guardia e i gabellieri addetti alla riscossione dei dazi. Tra le vicende di cui fu protagonista, quella della "secchia rapita", quando le truppe modenesi nel novembre del 1325, dopo aver sbaragliato l'esercito bolognese nella battaglia di Zappolino, si fermarono davanti alla porta e in segno di scherno si portarono via il secchio di un pozzo prospiciente.


Porta di Sant'Isaia non c'è più perché demolita insieme alle mura della terza cinta. Si trovava all'incrocio tra i viali di circonvallazione, l'omonima via e l'inizio di via Andrea Costa. Rispetto alle altre porte ha avuto un esistenza breve. Fu infatti costruita nel 1568 per consolidare il varco principale sul lungo lato occidentale delle mura, dopo che la porta del Pratello, edificata nel XIII secolo, era stata chiusa nel 1445 in seguito ai disordini connessi all'uccisione di Annibale I Bentivoglio.
Si apriva sull'importante arteria che portava alla Certosa e alla strada Porrettana verso Pistoia. Fu demolita nel 1903 anche a seguito di un recente e rovinoso crollo di un suo cornicione.


Porta Saragozza per le vicende che la riguardarono soprattutto dal XVII secolo in poi, potrebbe essere chiamala la "Porta sacra" o la "Porta dei pellegrini"; e non solo perché da lì passavano i fedeli che raggiungevano la sommità del colle della Guardia per venerare l'icona della B. V. di San Luca, ma anche perché il suo nome - probabilmente derivato da una mitica vittoria degli eserciti cristiani contro i musulmani - evocava l'occidente lontano dei pellegrinaggi in terra iberica. Eretta nel XIII e dotata nel 1334 di un avancorpo e di un ponte levatoio che valicava il fossato, ha oggi l'aspetto che le fu conferito dal radicale restauro condotto nel 1859 dall'architetto Giuseppe Mengoni, che fece sostituire il cassero medievale con quello attuale raccordandolo con due portici merlati ai due torrioni cilindrici laterali. Rimasta a lungo un varco secondario e più volte inutilizzata - tanto che nella descriptio del 1371 non era menzionata - acquisì particolare rilievo da quando nel 1674 fu edificato il lungo portico che conduce alla Basilica della B. V. di San Luca, come punto di arrivo e di partenza delle processioni che accompagnano l'icona mariana che in precedenza transitavano per porta di Sant'Isaia.


Porta San Mamolo è una delle porte non più esistenti perché abbattute con le mura nel 1903.
Innalzata nel XII secolo e più volte ristrutturata, nel 1334 fu dotata di un ponte levatoio sul fossato esterno. Nel 1417 venne eretto un nuovo cassero. Nel 1850 l'intera struttura fu restaurata, ma ciò non valse a fermare la furia demolitrice dei "progressisti".


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